E’ capitato molte volte di aver espresso le mie valutazioni sui temi dell’architettura, della città e del territorio con particolare riferimento all’ambito in cui la trasformazione urbana determina il livello della nostra qualità della vita. La mia non è mai stata una valutazione fine a se stessa ed ho sempre sperato che su questi temi non ci fossero voci isolate, grilli parlanti o maestri con la pretesa di dare lezioni. Ogni volta e su ciascun tema mi sono sempre augurato che si attivasse un dibattito, un confronto serio e costruttivo per meglio cogliere le tematiche e valutare le possibili soluzioni. E così approfitto dell’articolo dell’arch. Bilancia sulla palestra CONI per stimolare il dibattito, attivare il confronto e coinvolgere tecnici e cittadini sulla riqualificazione urbana e sul ruolo dell’architettura. Condivido quanto riportato nell’articolo ed aggiungo che chi conosce la città, la storia della nostra Potenza, non ha preso di buon grado la proposta di sostituzione di un riferimento così significativo come è stato la palestra CONI di Montereale. A parte il valore storico che rappresenta nella ridotta produzione dell’architettura potentina del ‘900, questo palazzetto è intriso dei ricordi di due generazioni che lo hanno vissuto come unico, vero e grande simbolo dello sport in-door. Troppo facilmente si decide di demolire, o volte per giustificazioni economiche, altre per opportunità di riassetto urbano e spesso non si considera quanto possa incidere la cancellazione di un pezzo di storia tanto, ancor più se è ben vivo nella memoria dei potentini, come è la nostra palestra CONI.
Il progetto di demolizione e ricostruzione dell’esistente palestra, per quanto ben articolato e studiato dal punto di vista tecnico, funzionale ed economico, rappresenta una proposta che non si sposa con una valutazione storica ed emozionale di un luogo e un edificio che la città deve impegnarsi a difendere e conservare . L’architettura e la qualità urbana suggerisce anche il recupero delle preesistenze adeguando, a volte migliorando, spazi, funzioni ed utilizzi.
C’è un palazzetto dello sport che la città ha dimenticato a Lavangone, abbandonato a se stesso come cattedrale nel deserto che fa piangere lagrime amare. Anche su questo è necessario aprire un serio dibattito.
Arch. Michele Graziadei
PUBBLICATO: LA NUOVA DEL SUD