CONCORSO NAZIONALE D’IDEE – GIARDINO D’INVERNO

Con questa iniziativa vogliamo far capire all’opinione pubblica che “fare architettura” non vuol dire solo costruire, ovvero assemblare in modo ottimale i componenti della costruzione, ma riguarda l’idea che si materializza in forma costruita, con un background di valori che si fondano nella cultura e nella tradizione per soddisfare i bisogni della gente.

Dobbiamo convincerci che essere un bravo architetto non significa essere esclusivamente un bravo progettista ma significa espletare il proprio mandato sempre “con scienza e coscienza”, come si diceva un tempo, nell’interesse degli altri. Tutto ciò vale sia per l’architetto che opera nel settore pubblico ed in quello privato, sia per quello che si occupa della formazione dei giovani, sia per il funzionario o dirigente che svolge mansioni di controllo e programmazione all’interno delle pubbliche amministrazioni.

L’architettura di qualità, poi, è quella che riesce a conseguire la funzionalità sociale influenzando la qualità dell’ambiente, avendo in sé razionalità ecologica, funzionale ed economica oltre ad avere una propria espressione formale e coerenza culturale, rispetto al contesto, proiettandosi nel futuro pur avendo coscienza del passato.

Il processo costruttivo è stato visto in questi ultimi anni come una questione esclusivamente di interesse privato, sulla spinta della pur legittima ottimizzazione del procedimento progettuale e costruttivo, con il risultato che, così agendo, stiamo rischiando di demolire definitivamente il tessuto urbano a scala umana.

La realizzazione di un ambiente contemporaneo sostenibile, che tenga conto di una “eleganza costruttiva” e garantisca il committente, sia pubblico che privato, del migliore rapporto tra la qualità e il prezzo, deve indurre a scelte che davvero coinvolgano tutta la società civile.

Solo se saremo in grado di far capire che l’ecosistema urbano deve essere riportato a livelli soddisfacenti di vivibilità, attraverso la più elevata qualità possibile sotto tutti gli aspetti e che per avere una buona architettura è indispensabile una progettazione qualificata e una normativa adeguata, solo così, anche attraverso i concorsi potremo sperare di tramandare al nostro futuro un ambiente generato da una coerenza di intenzioni, in cui i temi della durabilità, sostenibilità e bellezza siano riaffermati a beneficio della società d’oggi e di quella che verrà.

L’obiettivo economico del profitto e una libera concorrenza senza regole, che sta permeando la nostra società e il nostro modo di operare e che si vorrebbe imporre tout court nel settore dell’architettura camuffandolo come esigenza voluta dagli altri paesi europei, è troppo meschino per essere anteposto alla creatività, alla dignità e all’intelligenza della gente; dobbiamo, invece, individuare un nuovo modello di sviluppo sostenibile che deve fondarsi sulle risposte ai reali bisogni e non sul massimo incremento della produzione dei beni e dei servizi.

Per tutto ciò occorre un nuovo clima intellettuale, che porti ad adottare una politica nazionale dell’architettura con la collaborazione di tutti i soggetti interessati, occorrono altresì provvedimenti basati su valutazioni di carattere qualitativo e non solo quantitativo. Per questo abbiamo puntato sulla legge per l’architettura ed abbiamo molto insistito sui concorsi di architettura, come unico vero confronto culturale e professionale, come la migliore soluzione per garantire alla committenza un’ampia gamma di proposte progettuali da confrontare e dalle quali può scaturire con più consapevolezza cosa scegliere per la trasformabilità della città e del territorio. Certo, abbiamo insistito sul concorso che deve comunque espletarsi con procedure semplificate e sistemi di garanzia per i partecipanti, quale sistema idoneo per ottenere incarichi tutelando così anche i giovani che non hanno curriculum per partecipare a gare per l’affidamento di incarichi.

Purtroppo, e questo lo abbiamo fortemente ribadito proprio in una specifica iniziativa che è partita da Potenza qualche giorno prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento dei LL.PP., il meccanismo procedurale messo in atto dalla legge Merloni non riesce a snellire i percorsi e tanto meno a garantire la qualità dei risultati. E lo vediamo proprio in questa circostanza ove dopo una magnifica esperienza concorsuale che ha visto il confronto tra ben 58 proposte progettuali, che consentono di poter individuare la trasformazione più rispondente alle esigenze manifestate, ebbene non possiamo procedere all’affidamento dell’incarico bensì dobbiamo predisporre un successivo bando. Altro che snellimento di procedure, altro che offrire occasioni di lavoro professionale a chi effettivamente merita e che ha sul campo guadagnato, confrontandosi con gli altri, un giusto premio; per procedere alla redazione del progetto occorre avviare le procedure di gara che sono più tipiche di un appalto per l’affidamento di lavori che non di vera prestazione professionale. Nell’ambito di una prevista rivisitazione della Merloni ci auguriamo di trovare tutte le correzioni che in tanti convegni ed incontri abbiamo evidenziato e che non è il caso oggi di riprendere. Non abbasseremo la guardia !

Ma torniamo a noi, al nostro concorso, a questo giardino d’inverno che l’amministrazione ha fortemente voluto come un primo significativo passo verso una efficace rivitalizzazione del centro storico.

Ed il tema del centro storico rappresenta certamente quanto di più complesso esista nella disciplina urbanistica perché si è in presenza della parte urbana ove si sono stratificate testimonianze plurisecolari e talvolta plurimillenarie che hanno dato luogo ad equilibri delicati le cui regole affondano le radici in questioni strutturali dell’organizzazione e della memoria collettiva.

Nella mia veste di architetto e di delegato all’urbanistica debbo fermamente sostenere che il tema richiama considerazioni di natura disciplinare molto diverse tra loro perché la complessità in esso insita richiede un’attività di programmazione, progettazione e gestione quanto mai integrate e coordinate. Il centro storico non si può certamente liquidare con un intervento come questo, tanto meno con il piano per il centro storico; …. la difficoltà implementativa dei piani particolareggiati di attuazione ne sono una piena testimonianza! I temi che oggi possono essere utilmente ripresi e sottolineati sono quelli di un complesso di strumenti di intervento certamente molto più articolato.

Il problema della conservazione e successivamente il problema della rivitalizzazione e/o rilancio dei centri storici è un’acquisizione abbastanza recente della cultura e deriva manifestatamente dal riconoscimento dei valori intrinseci che si riscontrano negli abitati urbani di un passato i cui confini sono sempre meno determinabili quanto più ci si accosta al nostro tempo.

Dal punto di vista dell’intervento progettuale sembra possibile affermare che le discipline del restauro e del recupero offrano ormai sufficienti garanzie anche dal punto di vista storiografico ed abbiamo avuto modo di verificarlo proprio sul nostro centro storico che è uscito in gran forma dal maquillage di una ricostruzione post-terremoto. Lo abbiamo ricostruito per rivitalizzarlo, ora che è ricostruito pensiamo ancora a come possiamo rivitalizzarlo.

La rivitalizzazione sottintende necessariamente il fatto che un centro storico, avendo perduto totalmente o parzialmente la sua vitalità, vale a dire la capacità di rispondere ad esigenze vitali diverse da quelle che motivarono e giustificano la sua struttura originaria, ha bisogno di interventi che lo rendano compatibile con le esigenze della vita moderna, senza tuttavia intaccarne la struttura d’insieme e produrre ingiurie sui valori ( ambientali caratterizzanti e architettonici emergenti) che devono rimanere a testimonianza di quella che fu la sua ragion d’essere. Il problema è squisitamente progettuale nella duplice accezione di “progetto della città” e di “progetto interno all’insediamento storico”, una volta scontate le necessarie istruttorie filologiche, attraverso le quali si pongono ragionevoli limiti al processo di trasformazione che la “rivitalizzazione” deve comportare. Con ciò è impostato il problema: cosa trasformare, in funzione di cosa, entro quali limiti ? ed è anche, conseguentemente impostata l’equazione inevitabile: rivitalizzazione – trasformazione.

E’ evidente che i fatti specifici che determinano la rivitalizzazione di un centro storico si identificano nelle tecniche dell’accessibilità, della comunicazione, della distribuzione dei servizi in funzione del resto del territorio e più in particolare rispetto ai quartieri più periferici ove, in virtù dell’espansione della città, si è andata a concentrare la residenza.

In sostanza possiamo certamente affermare che non è possibile affrontare le questioni che riguardano il centro storico se non le colleghiamo con almeno tre questioni principali:

  1. le relazioni che legano o non legano il centro storico circoscritto e consolidato con lo sviluppo successivo dell’insediamento e dell’intero territorio;
  2. il grado di “intaccabilità” dei tessuti distributivi interni agli involucri edilizi consolidati e/o degli stessi involucri edilizi;
  3. il grado di riconvertibilità funzionale degli spazi urbani e degli edifici.

Ed è proprio in questo ambito che si colloca l’intervento del Giardino d’Inverno.

“La scelta di distruggere o conservare i centri storici rimanda ad un’alternativa più generale: la conferma delle città inabitabili in cui viviamo o il tentativo di contrapporvi un nuovo ambiente di vita più giusto e più umano” ( L. Benevolo ’84 ). In questa affermazione c’è il vero nodo in cui è racchiusa la vicenda ormai ultracinquantenaria dei centri storici e rappresenta in generale le grandi strategie che i sistemi politici determinano per controllare l’intero sviluppo urbano.

Il centro storico riesce a sopravvivere solo se, dopo gli adeguati interventi manutentivi o di ristrutturazione, non lo mettiamo sotto una campana di vetro, non lo facciamo ammuffire togliendogli quella giusta dose di “urbanità” che determina partecipazione, frequentazione e riconoscimento dei luoghi da parte dei cittadini. Il centro storico è una parte di un tutto chiamato città, e va trattato come tale, non studiato individualmente. E’ importante quindi costruire il rapporto tra centro storico e quartieri, all’interno di una nuova cultura urbana che non li riconosce come due aree distinte e separate.

Dobbiamo pensare al “progetto della città esistente” come fattore di integrazione tra Centro Storico e periferia, città e territorio, temi che anche da noi sono di grande rilevanza e che riguardano molti aspetti di natura istituzionale, economica, finanziaria, sociale, operativa nonché culturale.

L’obiettivo per una città moderna, giusta, bella e funzionale risiede nel ristabilire un procedimento di trasformazione urbana capace di individuare i nuovi equilibri tra centro storico e quartieri contestualmente allo sviluppo della periferia, alla ricerca di un rapporto dinamico, ma concreto e bilanciato, che tenga sempre conto delle continue mutazioni che si determinano sul territorio.

Il nostro C.S. non è più visibile da valle, da qualsiasi direzione si indirizzi lo sguardo, però sappiamo che è lì e vogliamo viverlo con grande partecipazione. Lo abbiamo reso bello ma non basta. Dobbiamo definire il suo ruolo, quello più funzionale oltre a quello storico e culturale a cui si abbina sempre anche quello commerciale. Il tema si fa lungo, non credo esistano soluzioni scontate e siamo in gran ritardo per non averlo fatto già da prima. Qualcuno avrà anche la sua ricetta; è ora che si apra un sano dibattito con la partecipazione di tutti perché è troppo importante non sottovalutare questo aspetto. Il C.S. vuole un ruolo e noi dobbiamo darglielo perché altrimenti non serviranno a nulla i sistemi di accessibilità che abbiamo messo in campo (scale mobili, parcheggi, ponti attrezzati etcc) nonché tutte le altre iniziative avanzate all’interno del Prusst. Le linee guida individuate all’interno di questo grande programma hanno l’obiettivo di portare a compimento la politica di riqualificazione urbana perseguita tramite il ricorso ai programmi complessi (programmi di riqualificazione, programmi integrati, contratto di quartiere) realizzando interventi connettivi fra le diverse aree, imprimendo valenza urbana e territoriale a tali interventi di riconnessione ed introducendo, anche attraverso il riuso di contenitori dismessi nella città e nel territorio, nodi di eccellenza per l’insediamento di servizi avanzati. Vogliamo costruire le condizioni affinchè la città capoluogo ed il suo territorio possa essere propulsore dello sviluppo qualificato dell’intero contesto provinciale e regionale. La realizzazione di un efficiente sistema di accessibilità ed interconnessione tra città, territorio e strutture di servizio richiederà al nostro centro storico una più ampia adattabilità ai nuovi processi. Il centro storico di Potenza non è solo il centro storico dei potentini, questo lo sappiamo ed è in questa direzione che dobbiamo lavorare per definirne il rilancio.

Il confronto è sempre aperto, sono certo che non mancheranno i giusti contributi per offrire un vigoroso supporto all’amministrazione che comunque saprà assumersi le sue responsabilità .

Gli Ordini hanno un ruolo importante in questo scenario. E’ mia convinzione che è necessario trasformare i nostri Ordini da organismi di tutela di uno stato giuridico, ovvero strutture certificatrici con funzione notarile, in strutture di servizio, garanti della qualità progettuale degli iscritti, strutture in grado di condizionare sia la fase della formazione universitaria che quella post-universitaria, in modo che sia garantita e rispettata la rispondenza del prodotto culturale e progettuale alle esigenze della collettività. E’ indispensabile per acquisire credibilità e porci al servizio della società una reale azione moralizzatrice e una forte azione di controllo perchè la deontologia non sia una parola vuota ma l’impegno di tutti i professionisti e degli architetti in particolare.

Noi ci sforziamo di fare tutto il possibile e come vedete cerchiamo di tenere alto il dibattito, vogliamo incentivare il confronto e stiamo lavorando per coinvolgere sui valori dell’architettura tutti i soggetti che partecipano al processo produttivo e determinano la definizione dell’ambiente in cui viviamo. Ma vogliamo anche una sempre più forte partecipazione dei cittadini che sono i reali destinatari dell’architettura e che nel ruolo di attivi fruitori devono richiedere un sempre più alto livello della qualità del costruito.

Il concorso d’idee avvicina i cittadini all’architettura ed offre grandi occasioni di crescita culturale a tutti, committenti e progettisti compresi.

Lo dimostra questa straordinaria esperienza del concorso per il Giardino d’inverno, messa in atto in pochi mesi e che oggi felicemente si conclude; ovviamente ci aspettiamo di vedere l’idea al più presto realizzata.

Ringrazio tutti i partecipanti per l’alto valore complessivo che è stato conseguito. C’è da ubriacarsi fra tante idee tutte estremamente valide e sorrette da puntuali valutazioni culturali. La commissione ha avuto un bel po’ da fare per definire una graduatoria, non sarei voluto essere al loro posto ! Hanno fatto un buon lavoro e li ringrazio ufficialmente. Ringrazio, ovviamente, l’Amministrazione ed il Sindaco di Potenza perché continua a credere nei valori dell’architettura e della qualità urbana e sta offrendo alla città capoluogo grandi occasioni di reale riscatto. Gli effetti di quanto sulla città si sta facendo arriva anche in periferia. Potenza sta segnando una traccia, sta definendo un modello molto apprezzato non solo sul piano dell’efficienza ma anche e soprattutto su quello dei contenuti, sui valori di una cultura urbana recuperata e rilanciata. Lauria, Melfi ed altri comuni stanno seguendo il nostro cammino e questo ci riempie di grande soddisfazione.

I risultati di questo concorso li vediamo tutti, sono in esposizione e lo saranno fino al 16 di questo mese per consentire ampia e diffusa partecipazione. Non avrei creduto che arrivassero tante proposte, da tutta Italia ad anche dall’estero a dimostrare come il Concorso di idee è efficace per una pluralità di partecipazione, per il dibattito che riesce ad innescare e per la qualità delle proposte avanzate. Il risultato è certamente sorprendente e pone il nostro territorio all’attenzione nazionale contribuendo ad alimentare il dibattito architettonico.

I professionisti della nostra provincia sono maturi per affrontare il mercato che ovunque si sta sempre più organizzando secondo questa prassi. Tantissimi giovani si sono attrezzati e cominciano a partecipare anche ad altri concorsi e non solo nazionali ma anche d’oltralpe. L’Europa è una realtà alla quale dobbiamo abituarci, e non solo per l’euro che ormai abbiamo in tasca ma, anche per tutte le innovazioni che ci propone.

Saluto e ringrazio i numerosi architetti e tecnici presenti in sala; è tutto merito vostro il raggiungimento di questi obiettivi.

Agli iscritti del mio Ordine un particolare grazie per il forte sostegno a tutte queste iniziative che stiamo portando avanti. Oggi è ben rappresentato tutto il territorio provinciale a testimonianza di quanto sia importante la mostra, quale momento atteso per confrontarsi e per verificare come gli altri hanno interpretato il tema e raggiunto il risultato.

Ho sentito da parte di molti partecipanti un forte consenso sulla validità delle proposte. Questo testimonia una condivisione di valori e significati che supera ogni personalismo e danno forza al risultato ed esalta l’entusiasmo per la partecipazione.

Stiamo preparando altri concorsi, presto ci risentiremo, convinto di sostenere sempre più questo forte e serrato dibattito che avvicina i cittadini all’architettura, alle istituzioni ed alla città.

Arch. Michele Graziadei

POTENZA, CENTRO SOCIALE MALVACCARO