QUALE ARCHITETTURA PER IL 3° MILLENNIO

CONVEGNO BIOARCHITETTURA

Nel girare ed osservare l’architettura spesso ci capita di osservare accanto a costruzioni recenti, che ormai determinano il paesaggio urbano ed anche rurale, la presenza di edificazioni che sembrano seguire altre logiche ed altre regole costruttive. Spesso si tratta di edifici rurali, vecchie masserie, oggi un po’ decrepite ma che conservano ancora i segni di un passato opulento; sono anche cascine, ville e palazzi signorili. Hanno tutti un comune denominatore che non è dato semplicemente dal periodo di realizzazione o dalla tipologia costruttiva bensì dal semplice rispetto di antiche regole del buon utilizzo delle risorse edilizie disponibili. Si basano principalmente sul rispetto del corretto orientamento e dello studio del rapporto con il sito, sull’utilizzazione saggia dei materiali che nonostante il tempo e la scarsa manutenzione, ancora riescono ad essere rispondenti e funzionali. Queste architetture fanno riflettere, specie se paragonate alle profonde e radicali trasformazioni che in dimensioni planetarie l’uomo sta effettuando nel suo habitat con interventi sempre accattivanti ma forieri di serie preoccupazioni sulla nostra sopravvivenza futura.

Purtroppo la sostenibilità per certi interventi è davvero lontana, e credo che per essi non sia proprio possibile parlare di architettura. La sostenibilità è insita nel concetto di architettura nel senso che l’architettura per essere interprete delle aspettative dell’uomo non può rinunciare a riconoscere nell’uomo il suo centro di attenzione. La sostenibilità è la componente etica dell’architettura e solo il rispetto di quelle semplici ed antiche regole costruttive di adesione al luogo la possono garantire. Oggi purtroppo troppi interventi progettuali sembrano aver rinunciato a questi principi, spesso si è interessati a dare risposte solo a domande quantitative e quindi appaiono sempre più giustificati i richiami ad una più attenta consapevolezza di tutti i problemi che sono alla base dell’attività progettuale.

Dietro i proclami sempre più frenetici per la sostenibilità, dietro al sempre più frequente ricorso ai termini di bio-architettura o architettura eco-consapevole, è presente, al di là di ogni formalismo alla moda, il disagio per un’architettura contemporanea ormai insensibile a quei fattori che invece dovrebbero sempre più caratterizzarla. Prima di costruire un’opera ci vien chiesto di verificare il suo impatto, eppure il progetto stesso è verifica della compatibilità al contesto e già sostenibilità con le risorse naturali, materiali ed umane disponibili. Evidentemente nessuno ci crede tanto, o più semplicemente noi progettisti in troppe occasioni abbiamo, proprio attraverso il fare progettuale, deluso ogni aspettativa. Ed ancora, siamo sommersi da una immensa disponibilità di nuova tecnologia che ci obbliga a conoscere i materiali che utilizziamo, comprenderne i limiti, le compatibilità e soprattutto il ciclo di vita. Oggi il progettista deve essere sempre aggiornato, consapevole regista dei rapporti che intercorrono tra l’uomo ed il suo costruito e purtroppo anche questo non sempre si verifica. Da qui la necessità di approfondire queste tematiche, di mantenere vivo il dibattito ed anche di tenere corsi con la convinzione che il coinvolgimento va esteso a tutti i soggetti che utilizzano gli strumenti progettuali e che non possono più ignorare i termini della corretta edificazione.

L’esperienza di Lagonegro rientra certamente nell’interesse che noi architetti abbiamo sempre avuto per questi argomenti che sono l’essenza stessa dell’architettura. L’opportunità di pubblicare il lavoro svolto e le esperienze maturate durante il corso sono di grande valenza tecnica, scientifica e naturalmente fungono da stimolo ad organizzarne altri perché su questi concetti la nostra architettura ha bisogno di recuperare per riappropriarsi pienamente dei suoi valori.

Arch. Michele Graziadei

LAGONEGRO, SALA CINEMA IRIS