Certamente non possiamo dire che con questo incontro torniamo a far politica o cominciamo a far politica; veniamo da lontano ma siamo sempre noi, gli stessi a portare avanti, a sostenere quelle idee con le quali ci siamo proposti più volte all’elettorato.
Abbiamo comunque bisogno di momenti come questi, non solo per sollecitare un salutare e proficuo confronto interno per le scelte che ultimamente abbiamo fatto, ma anche perché il nuovo simbolo che ci accompagna ha l’esigenza di farsi conoscere. Il partito deve aprirsi all’esterno ed ascoltare le proposte ed i suggerimenti dei cittadini, e perché no, anche solo le voci che da più parti della società civile possono giungere per costruire insieme il futuro migliore per il nostro territorio. “Città e territorio”, è un tema estremamente attuale che ci sollecita comunque da tanto tempo e sul quale abbiamo già consumato qualche incontro. Oggi però, con la nuova legge urbanistica regionale, alla vigilia dell’adozione del RU di Potenza e di tanti altri comuni del territorio, assume un carattere più impegnativo e concreto. Quindi oggi, più di ieri, sentiamo il bisogno di fermarci a riflettere, di avviare un momento di verifica dell’azione politica fin qui messa in campo e proiettarci verso un immediato futuro nel quale dobbiamo essere sempre più protagonisti a sostenere un modello di sviluppo partecipato, condiviso, semplice ed efficacie.
La politica urbanistica, come gestione delle trasformazioni della città e del territorio, rimane l’anima su cui si articola lo sviluppo complessivo della nostra comunità, da cui dipende non solo il miglioramento della qualità della vita sotto l’aspetto ecologico, ambientale e di utilizzazione della città, ma anche e soprattutto, il rilancio economico e produttivo alla base di ogni nuova possibilità di sollecitare investimenti ed incrementare l’occupazione. L’abbiamo detto già tante volte, ormai si sono tutti convinti ma purtroppo è ancora troppo lenta a partire la macchina che deve offrire le effettive condizioni di rilancio. Non si possono più attendere le risoluzioni di una difficile applicazione della legge urbanistica regionale che non riesce ancora ad offrire certezze e che più passa il tempo più tutti si stanno accorgendo che funziona poco e male. Si, diciamolo subito, le cose complicate che non sempre si riescono a comprendere, quelle formule difficili che nemmeno chi le sostiene è in grado di governarle, non ci hanno mai convinto. Non c’era bisogno della L.R. 23. L’avevamo capito da tempo, che tra le varie realtà comunali va avviata una validissima concertazione per addivenire a scelte programmatorie condivise basate sul rafforzamento della coesione di ciascuna identità locale di cui fa parte il “sistema locale”. E siamo sempre stati convinti che solo questo non basta, perché va avviata anche una positiva negoziazione tra le amministrazioni ed il tessuto imprenditoriale per costruire le condizioni di uno sviluppo fondato sulla effettiva valorizzazione delle potenzialità locali che vanno sostenute da coerenti interventi pubblici di infrastrutturazione. L’avevamo detto nel Prusst del 1999 e ci eravamo attivati con splendidi risultati, con un’ampia condivisione da parte dell’intero territorio del potentino. E, quando sembrava si potesse effettivamente passare alla fase attuativa, qualcosa non ha più funzionato ! Sono passati nove anni da allora e sul piano di una concertazione allargata ai comuni del territorio siamo ancora al punto di partenza. Da un lato la macchina burocratica, dall’altro, per i cambi di amministrazione, il bisogno di ripensare le scelte e così stiamo perdendo tempo. E siamo arrivati quasi alla fine di un’altra consiliatura con il pericolo che, se non si conclude definitivamente niente entro un anno, chi arriva per il prossimo quinquennio può rinviare tutto a capo e farci ripartire da zero. Oggi tutti siamo in concorrenza, anche i territori sono in concorrenza. Concorrenza significa efficienza, efficacia, velocità, bisogna organizzarsi meglio degli altri ed arrivare prima degli altri, questa è la logica del globalismo e del mercato. Le politiche per la città e per il territorio devono garantire tempi celeri ed hanno bisogno di una continuità dell’azione amministrativa che se interrotta per ripensamenti o altri capricci fanno perdere a tutti il sospirato tram. Ecco perché continuo disperatamente a chiedermi quello che dobbiamo fare nell’immediato, a stretto giro, per innescare una reale ripresa produttiva. Tutti gli studi e le sperimentazioni sono sempre ben accetti ma alla condizione che essi non vadano a bloccare o comunque a frenare quel bisogno di crescita che la nostra comunità richiede.
Se solo per avviare la legge 23 del 1999 la regione ha impiegato otto anni, c’è da immaginare che per vederla andare a regime ce ne vorranno altri otto ed allora dove arriviamo? Non possiamo aspettare il 2015 per trovare la risoluzione a tutti i nostri problemi; essi tra l’altro saranno tutti vecchi e superati. La nostra società ha una velocità di trasformazione che solo 2 anni sono già estremamente lunghi per veder attuati i programmi ed i relativi progetti ad essi connessi. Le risposte vanno date subito ove con subito non intendo, ovviamente, all’istante ma certamente non posso nemmeno accettare l’idea di decenni. Se c’è troppo tempo per pensare, se c’è troppo tempo per programmare e risolvere un problema, la probabilità di rincorrere sempre problemi nuovi, che non riusciremo mai a risolvere, è fortissima. Far presto oggi è più importante che far bene perché corriamo il rischio che il nostro territorio si spopoli e che la rassegnazione faccia dimenticare le nostre stesse richieste. Dopo che i nostri figli saranno andati via, lontani dalla nostra terra per mancanza di occupazione, perché non possono farsi una casa, perché non è facile avviare una qualsiasi attività imprenditoriale, perché è impossibile anche aprire una pizzeria o mettersi a vendere panini, che senso potrà mai avere la soddisfazione di proclamare che abbiamo saputo tutelare il nostro territorio, che lo abbiamo preservato da ogni possibile insediamento e che la nostra terra è più bella di prima ? E non vi dico poi quando si parla di “Sostenibilità” quando ancora non si ha l’idea precisa di cosa essa significhi, dove i pensamenti ed i ripensamenti sono tanti, ma che in attesa di definirne i contenuti, si blocca tutto e si aspetta qualche studio, magari qualche luminare che si pronunci, per poi registrare altri studi ed altri luminari che, su posizioni esattamente contrarie, ci fanno ritornare al punto di partenza (vedi l’eolico). La nostra società in genere ed il nostro territorio in particolare ha la necessità di un’azione politica ed amministrativa celere e non equivoca, ove la consapevolezza di ciò che si può fare deve essere alla portata di tutti, ove chiunque abbia un’idea o solo una occasione da sfruttare non può patire dietro a lungaggini ed incertezze che spezzano ogni entusiasmo e fanno tirar fuori ai nostri giovani un’altra volta la valigia che li porta lontano.
Non riguarda solo il Comune di Potenza, ovviamente sul nostro territorio comunale si concentrano più attenzioni, esso è più densamente popolato e gli effetti economici sono più evidenti. Ma il tutto si riscontra anche nell’intero interland e nel resto del territorio Regionale, nostro e non solo.
Ed allora ecco che l’urbanistica, ovvero la gestione del territorio, con tutte le sue connessioni più intrinseche, diventa ancor più che fondamentale nel processo di sviluppo e rilancio dell’economia. L’urbanistica è la chiave di volta per una azione politica generale che coinvolge sia il nostro amico potentino che quello di Pignola o di Picerno, sia l’industriale che vuole investire per una attività produttiva nell’area di Vaglio o di Tito, sia chi aspetta di realizzare un programma costruttivo a Potenza o ad Avigliano.
E per noi, Popolari Uniti, parlare di urbanistica non è semplice, sia per i difficili contenuti disciplinari, sia per il ruolo che abbiamo assunto nella precedente consiliatura e che tutt’oggi confermiamo. In questo ruolo siamo ancor più impegnati a tirar fuori soluzioni concrete, a dare risposte certe, veloci e naturalmente coerenti .
Il nostro interesse è allargato all’intero territorio, città Regione, Potenza apre, piano intercomunale, piano strutturale, piano metropolitano; tutte ottime intuizioni che dovrebbero portare addirittura ad un Piano Strategico Generale all’interno del quale si attua anche un Piano della Mobilità. Tutte cose belle, anzi bellissime che sul piano accademico e disciplinare sono fiori all’occhiello per una gestione completa del territorio ma …… tutto questo quando? Ai nostri concittadini cosa possiamo garantire in termini di rilancio dell’economia, dell’occupazione e della valorizzazione del territorio?
La precedente amministrazione aveva concluso con successo una serie di operatività che potevano essere la base per avviare il rilancio della città e del suo interland. Era stato attivato ed approvato, anche a livello ministeriale, un Programma di sviluppo del territorio comprendente il capoluogo e 14 altri comuni facenti parte del “sistema locale” come individuato dallo stesso Schema del PRS, collocato all’interno delle strategie generali di intervento formalizzate dalla Regione Basilicata e corrispondenti agli obiettivi e ai contenuti dei propri programmi. Avigliano, Pietragalla, Acerenza, Oppido, Vaglio, Brindisi di Montagna, Pignola, Anzi, Sasso di Castalda, Abriola, Calvello, Laurenzana, Piperno e Tito. E’ stata una “prima, vera” prassi programmatoria con l’applicazione anticipata degli indirizzi metodologici e dei contenuti dettati dagli strumenti di pianificazione e programmazione regionale nonché una grande occasione per avviare un dialogo politico-amministrativo tra tutti i comuni dell’interland potentino, in funzione di nuovi e più moderni strumenti di gestione del territorio che superano lo stretto ambito comunale individuando sistemi locali più o meno coesi all’interno dei quali diviene più efficace individuare e concretizzare un’azione strategica di sviluppo comune, pur nel rispetto delle originalità dei propri percorsi di crescita.
Alla base di tale intesa, storica per la nostra regione c’era:
- la concertazione tra le amministrazioni locali interessate per addivenire a scelte programmatorie condivise che si basano sul rafforzamento della coesione delle articolate identità locali che compongono il “sistema locale”; Tale concertazione deve essere permanente
- la negoziazione tra amministrazioni e tessuto imprenditoriale per costruire le condizioni di uno sviluppo fondato sulla valorizzazione delle potenzialità locali, sostenute da coerenti interventi pubblici di infrastrutturazione;
- la sostenibilità degli interventi pubblici e privati affinché la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali siano rese compatibili con il potenziamento delle infrastrutture del territorio. (rete energetica, telematica e della mobilità) che costituisce pre-condizione per gli investimenti e per il consolidamento dello sviluppo;
- l’IMPEGNO AD AVVIARE efficaci azioni amministrative capaci di creare le migliori condizioni operative per l’attuazione degli obiettivi programmatici.
La città di Potenza si conferma come luogo nodale di servizi territoriali, con l’inserimento anche di interventi volti a creare offerte innovative grazie all’attivazione, nell’ambito della concertazione di risorse finora non valorizzate .
Questa aggregazione ha rappresentato e rappresenta di fatto la terza entità istituzionale della Regione; ma perché è bloccata ? Perché nonostante sia stata finanziata, riconosciuta, nonostante ci sia una specifica delega assessorile al Comune Capoluogo nessuno ne parla più? Qualcuno ci dirà che è stato definito un nuovo ambito territoriale intorno alla città, un ambito metropolitano di 10 comuni. E gli altri 5 che fine hanno fatto? Con il passare degli anni (dopo 9 anni), su una politica di sviluppo comune del territorio, dopo aver raccolto impegni e consensi sottoscritti anche con Regione, Provincia e Ministero invece di allargare il territorio intorno al capoluogo si scaricano 5 amministrazioni locali e si comincia a pensare ad un nuovo ambito metropolitano, tutto ancora da inventare, ove ancora non è stata raccolta ufficialmente la disponibilità di adesione attraverso la sottoscrizione del documento preliminare. Qualcuno darà la colpa al solito pasticciaccio brutto della legge urbanistica regionale, eppure, il programma d’intesa dei 14 comuni dell’interland potentino è stato approvato con pieni voti dalla stessa Regione Basilicata quando già imperara la legge 23, quindi con la piena consapevolezza di quello che si faceva. “Potenza Apre” ha dato fastidio a qualcuno, il piano intercomunale che stavamo predisponendo fra i 15 comuni ha fatto spaventare qualche altro e così …diciamolo pure… siamo stati stoppati ! Come è vero che se parliamo di città e territorio non possiamo non prendere in considerazione anche un altro aspetto importante che si era affrontato, intorno al quale avevamo riscosso grandi consensi. Mi riferisco al Piano Campagne. Qualcuno mi ha pregato di non fare più riferimento al passato, ma il passato ci appartiene, quel passato è presente, oggi più che mai, alla luce proprio di quanto si sta discutendo nel R.U. sulle aree aperte. Ed il Prusst sarà un passato che tornerà ad essere più che mai presente quando si comincerà a parlare di piano metropolitano. Le nostre intuizioni, la nostra progettualità, la capacità di saper interpretare i bisogni dell’intero territorio è la nostra forza, è il filo conduttore di una politica attenta, di una chiarezza di idee e della capacità di saperle partecipare. Forse è un po’ più scarsa la forza a sostenerle, a farle condividere, a renderle attuabili, ma questo è il limite del nostro peso politico, è la condanna a dover troppo spesso subire le idee degli altri pur nella consapevolezza che le nostre sono migliori. E così, scesi dalla sedia, con una nuova amministrazione, un nuovo sindaco, un nuovo consiglio comunale, un nuovo consiglio provinciale, un nuovo consiglio regionale, un nuovo tutto di tutto, ripartiamo nuovamente da zero. Proprio quando potevamo cominciare a tradurre in azioni efficaci il programma e le concertazioni, qualcuno, ha pensato che si potesse far meglio ed ha voluto allargare la programmazione ed approfondire lo studio. la Regione poi di colpo si è svegliata e si è ricordata che esisteva una legge dimenticata che andava applicata, altri poi si sono inseriti per complicare le cose e mentre tutti si consultano nel frattempo la gente scoppia, i giovani vanno via, la città decade, il territorio si scompatta. Il tutto anche sotto la copertura di una reclame di grandi risultati che nessuno vede, nessuno crede ma che, ovviamente, tutti sperano. E noi, che dal di dentro abbiamo vissuto tutta la storia, ci convinciamo ancor di più che per questa città, in fondo non è stato fatto molto, forse dovevamo fare poco ma fare qualcosa.
Quindi, concludendo, per la città e per il suo territorio il nostro progetto non può che essere “il fare…, non il dire! “, “il realizzare …, non il sognare!”, perché la gente e noi per primi, non abbiamo più la pazienza di aspettare. C’è un tempo per pensare ed un tempo per agire, ora dobbiamo agire, abbiamo pensato anche troppo ed i progetti già li abbiamo e non sono solo quelli che abbiamo pensato noi e che quindi vogliamo rilanciarli per la soddisfazione di vederli realizzati. Sono i progetti per una città aperta al territorio, sono quelli che hanno già movimentato un ampio dibattito, che sono stati condivisi nella forma e nella sostanza, sono progetti che abbiamo sempre tenuti in considerazione che non abbiamo mai dimenticato ma che forse, e questo è stata la nostra colpa, dovevamo con più forza sostenere e far realizzare.
I grandi piani, i grandi programmi li vogliamo anche noi e non abbiamo difficoltà a condividerli e a sostenerli lealmente ma per una progettualità a più lungo termine. E non mettiamoci nulla di più altrimenti saranno solo proclami, uscite di propaganda, altrimenti saremo proprio noi a prenderci in giro, altrimenti diventa la Potenza del 2015 o del 2020 ed invece noi alla gente dobbiamo dare anche risposte più immediate.
Riprendiamo la politica e ripensiamo la città ed il suo territorio, non per voli pindarici e sogni senza senso, non per differenziarci o per stare alla finestra ma per ribadire con forza il nostro ruolo politico e per inaugurare con i nostri alleati una nuova stagione di intesa, non per stare a rimorchio, una nuova stagione nella quale vogliamo essere protagonisti più di quanto ci sia stato concesso fino ad oggi, per l’attuazione di un programma semplice ed operativo, fattibile e concreto per condividere un risultato che ci deve appartenere e deve essere comune a tutti nella forma e nella sostanza.
Arch. Michele Graziadei
POTENZA