ORDINI E COLLEGI PROFESSIONI TECNICHE DI BASILICATA

ARCHITETTI, INGEGNERI, GEOLOGI, GEOMETRI, PERITI AGRARI E INDUSTIALI

OCCUPAZIONE E MERCATO DEL LAVORO

I professionisti non sono più un’elite: sono una massa, sono un fenomeno sociale e politico ed è ora che questa realtà sia affrontata con la giusta consapevolezza e determinazione.

L’occupazione per essi non è più facile di qualsiasi altra categoria, al contrario; troppe università dislocate su tutto il territorio nazionale sfornano ogni anno, tra laurea breve e laurea magistrale, migliaia e migliaia di laureati che vanno ad infoltire le liste di disoccupazione rappresentate dagli ordini professionali. Specializzazioni, master, doppia o tripla laurea non bastano per avere qualche possibilità occupazionale in più. Spesso la formazione, anche quella universitaria, non riesce a coprire l’effettiva richiesta del mercato e si rincorrono corsi e abilitazioni nella speranza di trovare lavoro. Il mercato, il nostro mercato regionale, ancora non richiede effettiva competitività. Al contrario; da molto tempo si preferisce predisporre i progetti all’interno degli enti, dove il progettista e il RUP si scambiano i ruoli, dove non esiste la validazione dei progetti o al massimo sono sempre gli stessi soggetti interni, dove il direttore dei lavori ed il collaudatore stanno nella stessa stanza. I bandi per l’affidamento dovrebbero basarsi sulla qualità formativa e quindi sulla capacità di offrire prestazioni con alti contenuti culturali e professionali e non su un mero confronto al ribasso come sempre accade. Il mercato regionale non offre grandi prospettive di committenza privata. La burocratizzazione, il sistema normativo sempre più incerto e ingarbugliato e i costi degli oneri di urbanizzazione che i comuni hanno portato al massimo, hanno di fatto limitato ogni iniziativa privata. Ai professionisti dell’area tecnica non resta, com’è sempre avvenuto, che fare riferimento agli enti pubblici come principali committenti delle loro prestazioni. Purtroppo la normativa, troppo spesso interpretata male, impedisce sempre più l’affidamento all’esterno e così gli Enti Pubblici, i Comuni, le Provincie, la Regione ma anche tutti gli altri Enti consociati e derivati, da committenti sono diventati grandi studi di progettazione. Anziché assicurare la programmazione, il controllo e il servizio all’utenza, oggi negli enti pubblici gli uffici tecnici assoldano, con convenzioni incomprensibili, ignari professionisti per espletare il lavoro a quattro soldi. E così si sono inventate le relazioni più strane; dalla consulenza generica, alla coprogettazione, dall’assistenza al progetto, allo studio specialistico, tutte forme anomale pensate per non affidare all’esterno l’incarico e mantenerne nell’ufficio il controllo. Tanti giovani professionisti, presi dalla crisi occupazionale, accettano anche queste condizioni, facendo saltare il mercato. Di conseguenza, a queste condizioni stracciate, non è più garantita la qualità progettuale.

Chiediamo alla Regione di farsi promotrice di un protocollo d’intesa tra tutti gli enti per definire e valorizzare i rapporti tra professionalità interne ed esterne, per una più alta qualità progettuale e per una migliore efficienza dell’azione amministrativa di programmazione, controllo e servizio all’utenza.

Chiediamo di predisporre progetti occupazionali per coinvolgere degnamente, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, i professionisti, soprattutto i giovani, nella ricognizione, analisi e studio del territorio finalizzato non solo alla ormai indispensabile CRS per la legge urbanistica regionale, ma anche per studiare i livelli di vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio sia pubblico sia privato, nonché per migliorare l’utilizzazione di tutte le risorse energetiche di cui disponiamo.

Chiediamo, di predisporre piani-progetto per il rilancio dei nostri centri storici, per aggregarli e definire un vero e proprio sistema di centri storici, capace di promuoversi e gestirsi autonomamente sulla stregua di quanto già attuato in altre regioni quali l’Umbria e il Trentino.

Chiediamo, inoltre, di essere pronti ad affrontare la sfida della rigenerazione urbana che nel 2013 coinvolgerà tutta l’Unione Europea. La regione deve cominciare da subito ad avviare piani e programmi d’intervento che coinvolgano piccoli centri ma anche ampie aree urbane.

All’interno di questa progettualità potrà sicuramente essere definita una nuova e più moderna visione del professionista e della professione e cioè come il motore irrinunciabile per suggerire, avviare e sostenere, e questo lo lasciamo alla politica, qualunque modello di sviluppo regionale.

Arch. Michele Graziadei

POTENZA, TEATRO FRANCESCO STABILE