ALLARME PER GLI ALBERI DI OLMO… FORSE È GIÁ TROPPO TARDI

IL RITORNO DELL’EPIDEMIA DI “GRAFIOSI” STA DITRUGGEDO IL NOSTRO PATRIMONIO ARBOREO

Sono cresciuto su una pianta di olmo, una grande e bella pianta alta più di 10 metri tra le tante altre che adornavano un giardino lungo via Ciccotti a Potenza. Su questa pianta avevamo costruito un comodo sentiero di salita sfruttando l’alternanza dei rami lungo il suo tronco. A mezza altezza un anno avevamo addirittura allestito una piccola capanna capace di ospitare anche tre persone. Nella città erano presenti molte piante di olmo campestre (Ulmus minor) e, tra le altre essenze arboree, erano considerate le più forti e resistenti. Anche tutto il territorio lucano ed italiano aveva una grande presenza di queste piante sia lungo le strade che nei paese e nelle campagne. Poi, negli anni ’70 si è presentata una grave malattia che nel giro di pochi tempo ha distrutto l’intero patrimonio arboreo di questa specie. Gli esperti hanno attribuito la causa all’introduzione di ceppi virulenti con l’importazione di legno infetto dall’Asia e dal Nord America. Si chiama “Grafiosi dell’olmo” (ophiostroma ulmi) ed è dovuta ad un fungo che infetta le piante, specialmente quelle nostrane, più vulnerabili. Le grandi piante sono tutte morte nel giro di qualche anno. L’olmo è scomparso dal nostro territorio, determinando cambiamenti rilevanti nella definizione dell’ambiente e del paesaggio. Dopo molti anni è sembrato che l’olmo fosse tornato; abbiamo visto cespugli lungo le strade, qualche macchia di verde sempre più ingrossarsi e abbiamo gridato “bentornato olmo ! ”. Purtroppo a distanza di qualche decennio abbiamo registrato il ritorno epidemico della malattia. Un po’ ovunque nel nostro territorio vediamo piante di olmo che improvvisamente seccano. La colpa è del fungo che si insedia nei fasci vascolari della pianta determinando l’occlusione degli stessi, con la conseguente difficoltà che l’acqua e la linfa possano raggiungere la chioma, ed emettendo sostanze tossiche. Le piante, per quanto in attività vegetativa con un ricco e verde fogliame si lasciano andare al loro amaro destino e noi assistiamo alla loro morte. Anche questa volta, e chissà per quanti anni, cambierà lo scenario. Ci ritroveremo difronte a immensi dissecchimenti, lungo le strade, nei nostri giardini, nella città, nelle campagne. Dovremmo abituarci a nuove immagini del paesaggio e quel rigoglioso tocco di verde che l’olmo ci offre sarà per sempre perduto. Ho allertato il servizio Fitosanitario della Regione Basilicata nonché il dipartimento di Patologia Agraria e Forestale della nostra Università. Ho accompagnato il prof. Camele e con il dott. Castoro a verificare lo stato delle piante. Sono stati prelevati dei campioni ed è stata confermata la presenza di grafiosi in particolare di una specie (Ophiostoma novo-ulmi) molto più aggressiva rispetto alle altre forme. La malattia si sta velocemente diffondendo e potrebbe causare gravissimi danni portando a morte, in breve tempo, la gran parte delle piante di olmo presenti nel territorio regionale e non solo.

Che fare ? Se una sola possibilità di sopravvivenza può esserci per qualche esemplare bisogna di certo isolarlo dalle altre piante già ammalate che vanno subito eliminate e bruciate. Dovremmo agire tutti insieme, Regione, Provincia, Comuni, Università, Forestale, Associazioni, per attivare un virtuoso meccanismo di pulizia e isolamento delle piante ancora vive. Anche contadini e volontari potrebbero e dovrebbero essere coinvolti in un immediato intervento di bonifica affiancando l’azione degli organismi preposti che, purtroppo lo sappiamo, hanno tempi molto più lunghi e la malattia non concede proroghe. L’olmo non può aspettare, se possiamo far qualcosa facciamola subito, prima che sia troppo tardi. Nel frattempo possiamo pensare anche ad una riforestazione con piante di olmi di varietà meno sensibili alla grafiosi attuando le esperienze che da altre parti hanno consentito agli olmi di tornare a far parte del paesaggio. Un esempio per tutti è Amsterdam, detta anche “città degli olmi” che è diventata la città simbolo nella lotta di questa malattia. E’ una città piena di olmi che con pochi virtuosi accorgimenti possono crescere rigogliosi.

Arch. Michele Graziadei

PUBBLICATO: LA NUOVA DEL SUD