ATTENTI AL 110% : Prime vittime del cappotto selvaggio

Quasi un anno fa ho lanciato un appello perché temevo che il benedetto/maledetto 110 superbonus potesse innescare processi di deterioramento del patrimonio edilizio esistente. Avevo intitolato l’appello “ATTENTI AL CAPPOTTO SELVAGGIO” perché avevo intuito che senza alcuna precauzione saremmo potuti arrivare a ricoprire con il cappotto qualsiasi edificio senza più tutelare i valori delle esistenti facciate. Ho mandato questo appello al comune, l’ho pubblicato anche sulla stampa affinché tutti i soggetti preposti alla tutela dell’edilizia storica potessero definire e concordare una linea di salvaguardia senza negare ai cittadini la possibilità di usufruire dei fondi per l’efficientamento energetico. Come architetto che svolge la professione, posso assicurare che, utilizzando le tecnologie oggi a disposizione e mantenendosi all’interno dei massimali consentiti dal 110, esiste la possibilità di salvaguardare la “firmitas” la “venustas e la “utilitas” degli edifici (Vitruvio, “De Architectura”, I secolo a.C.). I tre parametri vitruviani significano come si debba definire un’architettura che abbia carattere di validità. E questi parametri non si riferiscono alle grandi opere (spesso solo grandi ma poco dignitose) ma anche a tutta l’architettura minore, quella che spesso viene considerata “misera edilizia” e che per qualcuno si potrebbe distruggere senza pietà. Ed invece è proprio questa misera edilizia che racconta la vera storia di una comunità e, nel suo minimalismo, è ricca di grande dignità.

La città di Potenza non ha grandi architetture, la sua storia è raccontata proprio da questi interventi meno appariscenti che rappresentano la memoria della città e del territorio. Possiamo citare il Rione Santa Maria con gli storici edifici di Via Lazio, il Rione Risorgimento con le decorose tipologie di edilizia economica/popolare, e le stesse casette del Rione Murate in mattoni con terrazzo e giardino. Ogni pietra ci ricorda un periodo, un evento, un motivo di rinascita; qualche volta testimonia anche scelte sbagliate che comunque appartengono alla nostra vita e che dobbiamo saper accettare.

Il cappotto selvaggio ha iniziato a fare i suoi danni e lo vediamo già ben evidente su via Lazio, in via Milano e sicuramente sono già pronti tanti altri interventi.

Facciamo presto prima che sia troppo tardi ! Di questo passo ci troveremo una città impacchettata con EPS (il materiale del cappotto) e sui prospetti di molti edifici sparirà il progetto della facciata, quello che ha impegnato gli originari progettisti a ricercare tra pietra, intonaco e mattoncino quell’armoniosa alternanza che a volte contraddistingue l’intero quartiere.

Il mio appello è ai progettisti affinché sappiano trovare le giuste soluzioni per salvaguardare la storia di ogni fabbricato e di non pregiudicare per sempre l’immagine del quartiere. Siamo tutti troppo presi a interpretare la confusa normativa del “110” nel a far quadrare gli importi e dimentichiamo, di fatto, di redigere il progetto nel rispetto di una cultura urbana che non può e non deve mai essere accantonata.

Tutti gli interventi di “bonus edilizio” rappresentano una grande occasione per recuperare il patrimonio edilizio esistente sia dal punto di vista strutturale che energetico ma dobbiamo saperlo utilizzare con accortezza per evitare che si tramutino in danni irreparabili che solo con il tempo riusciremo, poi, a capire.

Il mio appello, ancora una volta, è al comune di Potenza perché

come comune capoluogo dovrebbe essere da guida anche per tutti gli altri e definire con la Regione una interlocuzione dedicata per individuare soluzioni. La maggior parte degli interventi si realizzano proprio nella città e deve essere Potenza ad attivarsi in primis per evitare l’irreparabile.

Il mio appello è anche agli Ordini professionali, Architetti, Ingegneri, Geometri affinché sensibilizzano i propri iscritti a redigere interventi che tutelino la caratterizzazione delle facciate senza lasciarsi prendere dalla foga del cappotto selvaggio.

Il mio appello è, ovviamente, anche alla Regione che dovrebbe coordinare i comuni ed offrire loro una direttiva specifica di tutela per la salvaguardia delle facciate.

Anche la Soprintendenza non è esclusa dal mio appello affinché, ove possibile, si applichi la prevista tutela e, nell’applicazione del 110, definisca con il Comune un’azione tempestiva.

Insomma si potrebbe e si dovrebbe fare qualcosa, tutti, indistintamente, compresi gli stessi proprietari degli immobili, invece sentiamo solo un assordante silenzio da parte di tutti mentre la città indossa il cappotto.

Arch. Michele Graziadei

PUBBLICATO: LA NUOVA DEL SUD

Via Lazio

Via Lazio

Via Lazio

Via Milano