E’ stato giustamente osservato che il degrado ambientale in cui viviamo non è altro che il riflesso impietoso, agghiacciante del nostro mondo interiore, non più rischiarato da valori etici, religiosi, filosofici capaci di dare senso a uno sviluppo materiale che, lasciato a se stesso, finirà per fagocitare ogni cosa come una mostruosa e gigantesca ameba.
Per questa ragione, qualsiasi speranza di risolvere i problemi posti dall’architettura basandosi soltanto su strumenti tecnico-scientifici è destinata a rivelarsi illusoria, in quanto non farebbe che contrapporre una tecnica ad un’altra tecnica, dei calcoli ad altri calcoli. Prima di attuare una rivoluzione nel modo di intendere e praticare questa disciplina, è necessario operare una rivoluzione culturale che fissi delle mete e degli obiettivi al nostro sviluppo, ponendo al centro di esso l’uomo nella sua totalità. Il senso di bellezza che oggi la nostra civiltà sembra aver smarrito, ricomparirà per incanto quando avremo imparato a ricollocare noi stessi e le nostre attività in un giusto rapporto con la natura. Occorre quindi riconquistare quell’armonia e quella serenità interiore che sono le sole capaci di imprimere nelle opere umane il segno della bellezza.
Tutti i movimenti, gli stili, le teorie, hanno sempre affermato di voler costruire una architettura a misura d’uomo. Solo che l’idea di uomo a cui si è fatto riferimento è andata cambiando in continuazione: volta per volta uomo titanico, efficiente, letterato, frivolo, spartano e così via. Solo oggi si sta facendo strada l’ipotesi -elementare ma con una portata che potrebbe rivelarsi rivoluzionaria – di una architettura che non si curi di “rappresentare” ma punti alla sostanza, cioè si ponga a misura anche di bambino, di donna, di anziano, di disabile…. ; l’ipotesi cioè di una Architettura-madre, accogliente, affettuosa, comprensiva e tollerante, poco appariscente ma sicura, da contrapporre all’Architettura-padre, austera, imponente, esibizionista.
Sono ottimista e quindi sono convinto che riusciremo a cogliere questo risultato con la consapevolezza che è anche questione di tempi, che non possono dilatarsi a dismisura, e quindi, una volta individuato l’obiettivo, dobbiamo tutti prodigarci per una forte accelerazione.
Da qualche tempo sono stato chiamato, come architetto (non smetterò mai di ripeterlo), a ricoprire il ruolo di assessore all’urbanistica nel comune Capoluogo e sono, quindi direttamente coinvolto nelle esperienze, estremamente interessanti, che riguardano i vari programmi complessi di riqualificazione urbana che la città di Potenza ha attivato.
Questi programmi e la loro conseguente attuazione, rappresentano gli strumenti in grado di combinare la conservazione e lo sviluppo, ordinando l’insieme degli elementi che compongono l’ambiente naturale e l’ambiente costruito, al fine di conseguire uno sviluppo ecologicamente e socialmente desiderabile.
Occorre definire, così come previsto nei nuovi strumenti attuativi, un approccio integrato alla pianificazione del territorio in generale, e delle aree urbane in particolare, teso a garantire la vitalità del territorio che deve essere considerato non solo come entità fisico – spaziale, ma come componente di un sistema.
I programmi complessi, per come sono concepiti, rappresentano non solo uno strumento per promuovere lo sviluppo sostenibile, attraverso l’uso sostenibile dello spazio e l’uso di tecnologie e sistemi innovativi ed alternativi, ma anche per costruire il capitale sociale necessario, attraverso un approccio partecipativo.
La pianificazione si configura come “arte della comunicazione” tesa a ridurre i conflitti tra i diversi soggetti, ovvero “arte per la riduzione dei conflitti”, che è anche occasione di formazione ed educazione agli interessi generali di produzione di valori civili, comunitari e culturali.
La nuova normativa e gli strumenti nazionali e regionali, sollecitano, sempre più, il ricorso a procedure di valutazione ambientale nella pianificazione urbana e territoriale. Si pensi alla normative sulla Valutazione di Impatto A., ai piani territoriali paesistici, alla legge 179/92 sui programmi di riqualificazione urbana (PRU), agli stessi programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST).
Lo sviluppo sostenibile della città non può riguardare solo lo spazio urbano bensì un contesto più ampio con cui stabilisce scambi ed interazioni; questo contesto è il sistema territoriale. E’ proprio quanto ipotizzato nel PRUSST di Potenza e del potentino, in cui l’area interessata dall’attuazione del piano per gli interventi di riqualificazione urbana, non comprende solo la città di Potenza ma la sua area urbana, costituita da 14 comuni limitrofi, attraverso la logica dell’integrazione, della concertazione e della sostenibilità ambientale.
Uno dei principi fondamentali della sostenibilità ambientale è privilegiare il recupero, la conservazione e la riqualificazione del patrimonio esistente nelle città, a cui attribuire nuove funzioni e destinazioni d’uso, rispetto alle nuove costruzioni e questo è ampliamente perseguito.
In Italia, negli ultimi sessanta anni, la crescita urbana è stata caratterizzata da fenomeni di concentrazione intorno ad aree forti e dal conseguente svuotamento dei centri minori, determinando squilibri economici e sociali, unitamente all’accelerazione del degrado del patrimonio edilizio esistente. AI decadimento fisico e funzionale dell’edilizia di epoca preindustriale ed alla riduzione del numero di abitanti nei centri storici, sono seguiti fenomeni di disordinata ed incontrollata urbanizzazione delle aree periferiche, con la creazione di un’edilizia abitativa di scarsa qualità e con la messa in crisi dell’equilibrio ecologico dell’ambiente. In tale contesto, il richiamo al genius loci, la valorizzazione delle caratteristiche dei luoghi e delle vocazioni produttive locali nonché alcuni interventi corretti di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente condotti secondo i principi della sostenibilità ambientale e della ecocompatibilità, assume un ruolo centrale per la riqualificazione delle condizioni di vita delle città. Ovviamente la qualità dell’intervento di recupero dipende tanto dalle caratteristiche dell’edificio e della sua originaria destinazione d’uso, quanto dalle esigenze degli abitanti e dallo specifico contesto ambientale in cui si opera. In un edificio, letto come sistema, ogni subsistema, ogni unità tecnologica ed ogni elemento tecnico è correlato al suo contesto e alle sue specifiche qualità. L’osservazione sistematica di tutti questi caratteri ci consente di catalogare e interpretare le tipologie dei differenti sistemi costruttivi, al fine di gestirne in modo corretto la loro conservazione, con operazioni di manutenzione, di ristrutturazione, di recupero, a partire da una conoscenza approfondita della loro consistenza materica e del loro comportamento in esercizio.
Quanto detto richiede professionalità specializzate dalla progettazione all’esecuzione degli interventi, nonché l’acquisizione di tutte le abilità tipiche di una antica tradizione del costruire, definita “arte del costruire”, che miri al recupero, alla riqualificazione e alla manutenzione dell’intero patrimonio edilizio. Patrimonio costituito non solo dalle grandi opere architettoniche, dai palazzi nobiliari, dai castelli e dalle cattedrali, ma anche, e, soprattutto, da un’architettura spontanea, fortemente legata al paesaggio e all’identità di un territorio, al suo modo di vivere e di costruire le abitazioni, per le forme ed i materiali utilizzati, per le componenti morfologiche e tipologiche che caratterizzano l’insieme urbano ed architettonico.
Tutto questo lo ritroviamo nel centro antico della città.
L’attuazione di programmi di recupero e di riqualificazione urbana richiede la formazione di professionalità a cui trasferire competenze specifiche ed innovative sulle metodologie del recupero, sugli strumenti operativi, sulle tecniche e tecnologie compatibili, applicate al recupero urbano, che siano in grado di relazionarsi ed interagire con la realtà imprenditoriale, fornendo strumenti e tecnologie, richieste dal mercato. Conservazione, recupero e riqualificazione del patrimonio architettonico implicano il ricorso alla ricerca sulle georisorse e sulle tecniche costruttive tradizionali, finalizzata a valorizzare il legame delle antiche costruzioni con il luogo, a sottolineare il condizionamento tra forma dell’architettura e condizioni climatiche, tra impiego di materiali e loro reperibilità in loco. Il legame con il luogo rappresenta il ritorno ad un’architettura ecologica, organica, un’architettura pensata in funzione dell’uomo e del suo benessere, realizzata con materiali naturali, rispettosi della salute dell’uomo, che tiene conto, inoltre, dell’orientamento, del clima, del rapporto con il contesto. Esiste, pertanto, la possibilità di applicare, in modo sperimentale, le tecniche e metodologie, innovative ed ecocompatibili, di utilizzare materiali naturali e tipici del luogo, di impiegare soluzioni alternative per il riscaldamento, per il consumo energetico che siano meno inquinanti e più rispettosi dell’ambiente, proprio negli interventi di riqualificazione urbana di Potenza, già previsti nel Contratto di Quartiere, nei Programmi di Riqualificazione Urbana e nei PRUSST ove, con il coinvolgimento di Istituzioni, enti pubblici e privati, tecnici, professionisti e cittadini va individuata la consapevolezza di modificare l’approccio al recupero degli edifici antichi e del tessuto urbano.
La sperimentazione degli interventi di recupero e riqualificazione nell’ottica della sostenibilità ambientale risultano coerenti anche con le strategie del PON Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico, Alta Formazione che mirano alla salvaguardia e alla valorizzazione delle risorse ambientali del Mezzogiorno, in linea con quanto stabilito nel Regolamento CE (n. 1260/1999) del 21 giugno 1999, con l’Agenda XXI di Rio del 1992, con il Quinto Programma a favore dell’ambiente e di uno sviluppo sostenibile del 1993 nonchè con la Conferenza Habitat II di Istanbul del 1996.
Infatti tutte le azioni ipotizzate nella proposta progettuale insieme agli obiettivi ed ai contenuti riscontrabili, individuano come strategia la piena integrazione della componente ambientale con tutte le azioni di sviluppo che verranno promosse. La progettazione del recupero e della riqualificazione, la realizzazione degli interventi e quanto altro direttamente o indirettamente ne deriva è stato definito per minimizzare l’impatto degli interventi previsti, oltre che per massimizzare gli effetti del recupero, della salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, inteso come reale risorsa locale da promuovere per indurre uno sviluppo endogeno in tutta l’erea del Mezzogiorno.
Arch. Michele Graziadei
Presidente Ordine Architetti Potenza
POTENZA, UNIVERSITÀ DI BASILICATA