I sensi della città: Evento in piazza

Utilizzare un ampio spazio urbano, una piazza per intenderci, per far realizzare agli architetti una iniziativa culturale, comporta l’uso di un linguaggio di comunicazione molto accessibile per parlare alla gente, per trasmettere architettura, ovvero per coinvolgere i cittadini sulle varie tematiche che riguardano sia la città che il territorio. Non basta fare qualcosa in piazza, occorre individuare le migliori condizioni per accendere la curiosità di tutti e tramutarla in una partecipazione giocosa e costruttiva all’interno di un progetto fortemente interattivo e mediatico.

Il sito potrebbe essere la piazza principale della città, un’area alquanto ampia che si colloca come un’ansa lungo la storica strada pedonale “Via Pretoria” molto frequentata a tutte le ore del giorno fino a tarda sera. Il lato lungo della piazza, quello in corrispondenza dell’affollato struscio, è un naturale invito ad interrompere la passeggiata ed entrare all’interno di un allestimento che non deve apparire completamente chiuso ma sufficientemente definito e circoscritto da leggere installazioni in grado di accogliere esposizioni e curiose sperimentazioni. Tutto lo spazio della piazza rimane definito al contorno ma sufficientemente libero nella parte centrale per consentire la realizzazione di una grande macchina da festa, una sorta di formale o informale (dipende) costruzione capace di contenere l’evento.

L’evento, ancora da definire, potrebbe essere l’interno di uno spazio limitato da costruire ed organizzare che dovrebbe cogliere, con l’ausilio della più sfrenata multimedialità, la drammatizzazione della città. Luci, immagini, colori, ma anche suoni, grida e rumori abbinati a odori e sapori per definire una generale “convulsione urbana” dove tutto è tutto ma anche niente, dove si è soli in mezzo a tanti, dove si corre e ci si affanna senza andare da nessuna parte, dove nessuno ti invita a fermarti, dove non si guarda se non a terra, dove se muori sei solo un rifiuto solido da eliminare.

Tutto questo all’interno di uno spazio ristretto, organizzato in un percorso non troppo lungo sia per contenerne i costi sia per non disperdere troppo quell’emozione così provocata. Potrebbe anche non essere un percorso bensì un luogo fisso, una stanza o una bolla dove far entrare 5-10 persone alla volta e bombardarli di effetti. I cittadini restano fermi, è lo spettacolo offerto che transita da una lettura neutra della città ad una più isterica e convulsa per poi concludersi con un ritrovato equilibrio urbano. Si potrebbe definire questa rappresentazione così enfatizzata “i sensi della città” come percorso ed esperienza sensoriale negativa di un urbano che non funziona e di una città che non è cresciuta attorno all’uomo dove manca, e questo è certamente un messaggio apparentemente subliminale, l’architettura, manca cioè quel senso “ il sesto senso ” che determina le più opportune soluzioni conciliando natura e tecnologia e crea le condizioni per una migliore vivibilità. E’ questo sesto senso quello che deve emergere nella parte finale dove la drammatizzazione si dilegua l’architettura prende possesso della città che si riorganizza ed accoglie i suoi fruitori all’interno di una più piacevole e serena condizione esistenziale.

Lo spazio potrebbe essere definito da una cupola, di quelle con struttura portante in acciaio e teli impermeabili come superficie. La dimensione ipotizzata per consentire il contemporanea accesso ad una decina di persone dovrebbe essere di 7-8 ml di diametro. La struttura va opportunamente schermata sia all’interno che all’esterno per consentire la proiezione di immagini lungo tutte le pareti nonché a terra su un fondo di fumo (ghiaccio solido azotato). Specifici effetti sonori saranno inseriti e sincronizzati con le proiezioni.

All’esterno la cupola deve essere trattata come una grande macchina da festa, ovvero come un elemento architettonico o se vogliamo artistico-scultoreo. Si è immaginato di dotare la semisfera di tante punte realizzate con il nastro teso lungo specifiche direttrici. La colorazione e la specifica illuminazione della cupola e dei suoi coni nastriformi che sparano verso l’alto ma anche a terra offrirà un effetto avveniristico e spettacolare riuscendo( con la lunghezza delle parti nastrate) ad arredare e riempire l’intera piazza. Si allega uno schizzo di quanto ipotizzato invitando a formulare ulteriori idee e puntualizzazioni.

Arch. Michele Graziadei