TECNICHE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
Sono un cacciatore di Radon, attrezzato con apparecchiatura di ultima generazione a sensori, e vado in giro a scovare il Radon, a tranquillizzare, ove possibile, quei pochi cittadini che conoscendone le caratteristiche vogliono sicuramente evitarlo. A volte mi capita anche di registrare soglie di concentrazione che, per quanto ancora nei limiti convenzionali, richiedono attenzione attraverso un attento monitoraggio.
Il Radon è un gas radioattivo, che appartiene alla famiglia dell’uranio, e che è presente in alcuni terreni a macchia di leopardo, da noi presente nel Lazio, nel Veneto, in Lombardia ma anche nella vicina Campania
Le vie d’entrata del radon sono in genere dal sottosuolo, ma arriva in casa anche attraverso l’acqua, perché l’acqua sotterranea riesce bene a veicolarlo.
Arriva in casa dal sottosuolo ma quanti di noi tecnici nelle nuove costruzioni pongono attenzione e prevedono un sia pur semplice sistema di protezione, che non costa poi tanto.
Il radon è un gas radioattivo che uccide, che ha sicuramente causato molte vittime specie quando si viveva nei sottani, nei locali seminterrati. Oggi la quota di tumori polmonari attribuibili al radon nel nostro paese è intorno ai 3000/anno. Tra le sostanze cancerogene è classificato in gruppo 1, insieme a benzene, amianto e fumo di sigarette e si stima che un milione di abitazioni in Italia siano esposte al radon. Visto che tremila di noi ogni anno muoiono per il radon, i cittadini hanno il diritto di saperne di più e di essere avertiti, noi tecnici abbiamo il dovere di informare e di attivare azioni protettive ma le Istituzioni ancor più hanno la responsabilità di salvaguardare la sicurezza e la salute dei cittadini. Ma in sostanza si fa poco e niente ! Sulla Gazzetta Ufficiale del 2 Maggio 2001 c’è scritto a chiare lettere che dal 5 al 15% dei 30.000 tumori polmonari che ogni anno si verificano in Italia, sono attribuibili al radon.
La normativa che abbiamo dice tanto e non dice nulla. Abbiamo avuto dal 1995 al 2001 3 leggi sul Radon. Si parla di radioattività, di radon, di commissioni tecniche che devono stabilire linee guida di misurazioni da fare, si parla di esperti qualificati che devono effettuare le misurazioni del radon ma in sostanza non si fa niente.
La commissione che deve stabilire le linee guida per la lotta al radon non c’è, le regioni devono mappare le aree a rischio radon ma non lo fanno. Solo alcune regioni, a più alto rischio, hanno cominciato a studiare le tecniche per fare queste mappature ma ancora non c’è niente di concreto.
Il Radon è un problema di salute ma anche ambientale, riguarda quindi non uno, bensì due ministeri, quello dell’ambiente e quello della salute ma nonostante tutto non succede nulla.
E’ un’incuria umiliante. Ben venga dall’Osservatorio una iniziativa in tale direzione con la speranza che si faccia qualcosa, magari cominciando a monitorare il territorio utilizzando le tecniche collaudate non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Insomma l’importante è che si cominci a far qualcosa e c’è tanto da fare, questo lo avete capito. Nel frattempo, in attesa che si muova la macchina cosa diciamo al cittadino. Cosa può fare il cittadino? Il problema si pone per coloro che abitano o lavorano al piano terra o al primo piano nelle regioni più esposte e tra queste c’è la Campania che è ad alto rischio e noi siamo vicini, troppo vicini, confiniamo con essa.
E allora cosa possiamo suggerire ai cittadini? Evitate di stare troppo tempo in locali interrati, aprite le finestre e arieggiate le stanze; il problema non si risolve ma almeno si attenua.
Arch. Michele Graziadei
POTENZA, UNIVERSITÀ DI BASILICATA