NON BRUCIAMOLA PER UNA STRUTTURA TERRITORIALE CHE STA BENE ANCHE ALTROVE
Non ci sono dubbi che Potenza ha bisogno di un nuovo stadio, sia per la necessità connessa ad una società che sta molto investendo sul calcio, facendo riscoprire un rinnovato senso di appartenenza e di aggregazione che avevamo un po’ dimenticato, sia perché uno stadio moderno oramai non è più “solo calcio” ma va considerato con tanti accessori che arricchiscano la costruzione. La dislocazione del Viviani era stata ipotizzata già in altre tornate amministrative, compresa quella nella quale ho anch’io ricoperto un ruolo, ma non è stata mai trovata una intesa politica per concordare una scelta e passare alla realizzazione. Infatti bisognava, e bisogna ancora adesso, decidere dove localizzare la nuova struttura e questo non è una cosa semplice, tanto è vero che non è stato mai individuata nella pianificazione urbanistica un’area appositamente dedicata. Come se questa scelta potesse essere sempre rinviata, perché non urgente, o forse solo perché si correva il rischio di spaccare in due non solo l’amministrazione ma, addirittura, l’intera città. L’area dell’ex Cip Zoo, tanto inglobata nel perimetro urbano, fa gola un po’ a tutti per fare tante cose e, certamente, non sono esclusi i sostenitori del nuovo stadio, quelli che vorrebbero realizzarlo quanto più vicino, sotto casa, a portata di mano, insomma ! Ricordiamo, a ragion del vero, che il territorio del Comune di Potenza è molto accidentato, non è facile trovare aree libere con le caratteristiche tali da localizzare uno stadio. Quelle individuate hanno tutte manifestato problemi vincolistici di tipo geologico, idrogeologico o ambientale. La città, già da tempo, ha ben sfruttato tutte le migliori aree per organizzare la sua crescita, tanto più che questa sua crescita è avvenuta secondo i dettami delle amministrazioni di turno e senza un programma a ampio respiro. Ancora oggi non è definito il ruolo della città all’interno di una programmazione regionale anche perché manca completamente una programmazione a scala regionale e quindi facilmente si capisce che la pianificazione trova ampie aree di incertezza e di estemporaneità. C’è stato un programma che avrebbe potuto coinvolgere tutto l’interland intorno a Potenza, una sorta di programmazione territoriale che, in tempi stretti e non biblici, come spesso accade, avrebbe potuto coinvolgere 15 comuni intorno al capoluogo per un’azione sinergica di sviluppo sostenibile. Si chiamava “PRUSST”, che significa Programma di Recupero Urbano e di Sviluppo Sostenibile del Territorio, una sfida che, per quanto apprezzato e approvato all’unanimità in consiglio comunale, per quanto apprezzato, approvato e anche finanziato a livello governativo, per quanto apprezzato e sostenuto da tutti i soggetti imprenditoriali e associazionistici del territorio è stato soffocato al primo cambio amministrativo. “io so fare di meglio”, “noi siamo più bravi” … Questa è la logica che regna in questa città e così si è girato pagina e si è tornati alle lungaggini e alle contraddizioni della Legge Urbanistica Regionale e alla sperimentazione di un piano metropolitano. Alla fine sono arrivati i guai del Regolamento Urbanistico che ha bloccato ogni entusiasmo e iniziativa facendo precipitare la città in un fermo economico e culturale mai registrato. Tornando allo stadio, ritengo che non dobbiamo ricadere in entusiasmi impulsivi, non possiamo sostenere logiche egoistiche e cortomiranti; dobbiamo pensare alla città in una visione più ampia, ad un territorio non limitato dai confini comunali. Va immaginato uno stadio di calcio per una squadra che non deve essere solo la squadra della città con i suoi sessantamila abitanti, bensì quella di un territorio che si espande e che con lo sport comincia a far sistema, ad avere una visione lungimirante per sostenere non i colori di una città ma quelli di una regione che si ricompatta e torna a crescere. È avvenuto intorno a Matera 2019, perché non può avvenire intorno allo stadio ed a una squadra di calcio? Onestamente, per quanto è piccola la nostra città e la nostra regione, non si può immaginare di portare a alti livelli più di una squadra. Potenza, Picerno, Matera, ma anche Melfi, Francavilla e così dicendo, devono certamente poter rappresentare i loro colori e battersi per raggiungere il miglior risultato ma solo se stiamo insieme sarà possibile portare una squadra ai livelli più alti. E allora, lo stadio che dobbiamo realizzare a Potenza è una grande occasione per l’intera regione, va pensato come lo stadio di un territorio esteso, capace di ospitare tornei di “serie B” e, perché no, addirittura di “serie A”. Lasciamo la Cip Zoo alla fruizione cittadina come un’area a stretto servizio della città capoluogo e immaginiamo il nuovo stadio non necessariamente nell’ambito urbano bensì dove è più facile trovare l’area appropriata per realizzare uno “gioiello di stadio”. Tanto per avanzare un’idea potrebbe essere nella zona industriale di Tito, eliminando quello squallore di ferri vecchi e arrugginiti dell’ex Chimica Meridionale o vicino al Pala Basento, o … che non sia, comunque, la Cip Zoo. Per quest’area, invece, dobbiamo tutti augurarci che presto possa essere utilizzata come attrezzatura urbana a servizio di una città che deve ancora crescere e che non ha spazio per allargare il misero Parco del Basento e dotarlo di attrezzature ludiche, sportive e di tempo libero.
Arch. Michele Graziadei
PUBBLICATO: LA NUOVA DEL SUD