” RIGENERAZIONE URBANA “

LO STRUMENTO PER DARE DIGNITÀ AL TERRITORIO 

Rigenerazione urbana: abbiamo la necessità di individuare subito “chi e che cosa”, ovvero il soggetto che deve proporre il tema e gestire l’attuazione della rigenerazione nonché l’oggetto, l’ambito, l’area che vogliamo rigenerare.

Il nostro riferimento, come partenza e come arrivo è, di questi tempi, il tanto decantato PNRR ma, ovviamente, non è detto che ci riferiamo solo ad esso. Come soggetto che propone l’intervento consideriamo il pubblico anche se potrebbe non essere escluso un eventuale soggetto privato. Possiamo affermare che nel settore pubblico non abbiamo in tutte le situazioni nazionali la stessa capacità propositiva ed attuativa. Senza offendere nessuno, mi riferisco alla capacità, ovvero all’efficienza e all’organizzazione della macchina progettuale e gestionale della pubblica amministrazione, quella che deve sottendere ad ogni riflessione politica e sociale e tradurre, dapprima in progetto e poi in concreta realtà ciò che si intende realizzare. C’è una grossa lamentela in tutti gli uffici pubblici per la mancanza di personale tecnico in grado di predisporre già la prima parte attuativa del PNRR. Tutte le amministrazioni e gli enti pubblici a livello nazionale manifestano queste sofferenze. Nelle aree del mezzogiorno d’Italia la questione è ancora più sentita e determinante. Facciamo qualche riferimento alla nostra piccola regione che comunque è rappresentativa di quanto accade in molte altre aree del meridione. Gli uffici tecnici hanno già difficoltà a gestire i normali adempimenti istituzionali perché sono sotto organico e non ci sono fondi necessari per garantire un livello gestionale più sereno ed accettabile. Per far fronte a quanto richiede il PNRR gli uffici hanno bisogno di essere arricchiti da professionalità con una certa esperienza capaci di dare un valore aggiunto e non già di giovani da formare. E così i nostri giovani, rimangono non coinvolti perché in questa fase c’è grande necessità di individuare soggetti che hanno già maturato esperienza. Non c’è tempo per formare nuovo personale, bisogna velocemente predisporre i progetti secondo la tempistica dettata dalle scadenze europee e servono professionisti già fatti. Sappiamo anche che queste figure professionali non sempre sono reperibili, perché un tecnico formato ed esperto non abbandona la sua attività professionale per la quale ha speso ed investito molto, ora ha molto da operare per i suoi interessi e non aspira a mettersi a disposizione della pubblica amministrazione, tanto più a tempo limitato, per il solo periodo che interessa il piano nazionale di ripresa e resilienza.

Quindi anche l’affidamento sulla disponibilità di questi soggetti di più maturata esperienza non sempre è riuscita e così rimangono sempre i giovani che tanto hanno atteso questo piano di rilancio per mettersi alla prova, per fare esperienza e nello stesso tempo per offrire alla propria comunità il valore del proprio lavoro, sì proprio quel lavoro che manca e per il quale hanno pensato in molti di andare lontano da qualche altra parte. Purtroppo, cosi come stanno le cose, è difficile trovare le condizioni per coinvolgerli e farli lavorare.

«Le carenze di organico degli enti locali al Sud mettono a rischio gli investimenti del Pnrr nei tempi previsti. A lanciare l’allarme è la Svimez nell’ultimo rapporto su Comuni e Pnrr, confermando le preoccupazioni più volte espresse dalla Fp Cgil».

«Nello studio, specifico effettuato emerge come il 62% dei Comuni del Sud ha giudicato complessa la partecipazione ai bandi del Pnrr contro il 57 per cento dei Comuni del Centro-Nord. La realizzazione di un’infrastruttura sociale al Sud richiede inoltre nove mesi in più rispetto alla media dei Comuni italiani».

La dirigente sindacale Fp Cgil di Basilicata dott.ssa Scarano, nell’analisi entra maggiormente nello specifico: «A determinare il dato, anche la composizione del personale negli enti locali: la percentuale di personale under 40 dei Comuni è solo del 4,8 per cento nel Mezzogiorno contro il 10,2 per cento nel Centro- Nord e ancora, solo il 21,2 per cento dei dipendenti comunali del Mezzogiorno è laureato contro il 28,9 per cento del Centro-Nord».

«Per scongiurare il rischio di non realizzare gli investimenti del Pnrr nei tempi previsti – prosegue Scarano – è necessario dare continuità alle azioni di rafforzamento e supporto delle amministrazioni comunali».

Negli uffici tecnici di molte amministrazioni da tempo si stanno predisponendo progetti “in door”, utilizzando il personale in organico, distraendolo, ovviamente, dalle normali mansioni istituzionali ed i cittadini ne pagano le conseguenze avendo, di fatto, una riduzione dell’efficienza dei servizi. In alternativa si preparano bandi incomprensibili con importi elevati, con richieste di alte esperienze pregresse a cui possono rispondere solo grandi studi o società di capitale. Più volte le amministrazioni sono state sollecitate ad un confronto con gli Ordini professionali per definire procedure opportune e compatibili, per coinvolgere liberi professionisti esperti da affiancare a giovani volenterosi anche se meno esperti. Questo andava fatto subito, con urgenza ed intanto continuiamo ad assistere a strani bandi di progettazione nei quali si richiede tutto di tutto pur di far presto e assicurarsi un progetto nel rispetto delle scadenze. Sembra che l’unica cosa che interessi e il rispetto dei tempi, il resto …. Il resto è considerato superfluo, forse addirittura inutile. La ricerca della qualità progettuale è affidata al caso e la stessa condivisione degli interventi è poco partecipata, passa attraverso un semplice atto deliberativo di giunta, a volte nemmeno di consiglio. Un ultimo bando di questi giorni …ELABORAZIONEDI UN PROGETTO INTEGRATO DI SVILUPPO TURISTICO E RIQUALIFICAZIONE URBANISTICA DELL’INTERO COMUNE….. In un colpo solo, con un solo incarico si riqualifica l’intero territorio comunale. Ho difficoltà ad immaginare anche perché, con la stessa logica, allargando il solo ambito perimetrale si potrebbe richiedere la riqualificazione urbanistica non già del comune bensì dell’intera provincia e perché no, forse dell’intera regione. Purtroppo, chi è preposto a garantire il rispetto delle modalità di affidamento, la legittimità dei bandi, la qualità del progetto e la deontologia professionale, rimane a guardare.

E così, con questa logica di fare di più e prima degli altri, le Amministrazioni si stanno preparando ad avanzare richieste di rilevante spesa. Grandi progetti, con importi più o meno alti e ovviamente in tempi ristrettissimi. Questa è la premessa… fra qualche mese ne vedremo i risultati.

Torniamo alla rigenerazione di cui oggi si parla tanto, abbinandola, a volte confondendola, con riqualificazione, recupero, ristrutturazione urbanistica o ristrutturazione urbana. Sembrerebbe sottinteso che dalla rigenerazione, così come etimologicamente suggerisce il termine, ci si aspetta il rilancio dei nostri riferimenti urbani, ma non è detto ! Da un punto di vista fisico, materico, estetico e funzionale la rigenerazione coinvolge certamente gli spazi, quelli che quotidianamente viviamo. Secondo me, per questi ambiti, le nostre realtà urbane suggeriscono sicuramente interventi modesti. Si tanti piccoli interventi di riqualificazione di cui ne hanno immenso bisogno i nostri paesi per recuperare “dignità”, come l’avete giustamente richiamata nel titolo dei questa comune riflessione, quella dignità perduta a causa di troppi lunghi anni in cui abbiamo pensato solo a fare opere grandi ed inutili trascurando la più essenziale manutenzione del quotidiano. Nella nostra realtà, la qualità progettuale anziché ricercarla con nuovi strabilianti progetti di rigenerazione, capaci cioè di stravolgere il tessuto esistente fino ad arrivare a proporre un nuovo modello urbano, da cui consegue anche un imposto nuovo modello di vita, la qualità dicevo, andrebbe ricercata in un più semplice recupero urbano. Abbiamo bisogno di riqualificazione piuttosto che di rigenerazione. I centri storici parlano e chiedono, anzi gridano, infiniti piccoli interventi manutentivi senza nulla di stravolgente. Non vogliamo e non possiamo perdere il valore urbano ed umano che caratterizza i nostri paesi e su questo, siamo tutti d’accordo. Anche le parti meno antiche, vanno risistemate con piccole pillole di “salute urbana”. L’abbandono delle nostre aree va contrastato con una politica di restituzione dei valori qualitativi al costruito esistente, il quale purtroppo, nel tempo e da troppo tempo, non ha goduto di attenzioni manutentive. Solo con un recupero della qualità urbana possiamo proporre il nostro territorio per una vera ripresa. Tutti ci invidiano quello che abbiamo; i nostri paesi con i relativi centri storici sono uno splendore e noi che li viviamo siamo i primi a denunciare il livello di degrado o comunque di scarsa attenzione riservata. Dobbiamo effettuare politiche di recupero, dobbiamo stare attenti a questa rigenerazione urbana a tutti i costi che, specie se fatta velocemente e senza condivisione, potrebbe peggiorare non solo il livello di vivibilità ma anche l’aspetto urbano e architettonico, cioè potrebbe irrimediabilmente cancellare quello che rappresenta di fatto il vero unico patrimonio che oggi i nostri paesi possono vantare.

Dobbiamo chiedere una riqualificazione non solo urbana ma estesa all’intero ambito territoriale, senza escludete le stesse infrastrutture che spesso versano in uno stato pietoso. Immaginate quante cose andrebbero fatte sulle strade, sia quelle urbane, penso alla pavimentazione, ai marciapiedi, alla illuminazione alla segnaletica etc., ma anche a tutte quelle di accesso ai nostri paesi. Esse sono il biglietto da visita, preannunciano quello che troveremo entrando in paese eppure non ci abbiamo mai dedicato l’attenzione che meritano. Siamo stati interessati più a garantire l’efficienza del collegamento che non la caratterizzazione ambientale ed architettonica che anche una strada riesce ad esprimere. Il ripristino delle piantumazioni, il recupero delle opere in pietra squadrata, le cunette, i muretti, i tombini, i paracarri e i ponticelli, sono elementi che rappresentano un valore storico, culturale ma anche incredibilmente tecnologico. Non perdiamo questo tesoro, la ripresa e la resilienza del PNRR va letta anche in questo ambito, ovvero nella capacità di saper ripristinare i valori della nostra cultura coniugandola con le esigenze sociali ed economiche del tempo che viviamo.

Unitamente alla riqualificazione fisica dei centri urbani e del territorio, così come ho cercato di condividere con voi, si dovrebbe sì avviare anche la rigenerazione, ma in senso immateriale, attraverso un graduale e controllato processo di reinsediamento di popolazione che può tornare ad utilizzare gli spazi e le tante abitazioni vuote. Ovviamente va governato un graduale inserimento socio economico; penso ai tanti migranti che continuano e continueranno ancora per molto, se non per sempre, a sbarcare sulle nostre coste. Va definito un progetto di rigenerazione che non può prescindere da una collocazione sociale, economica e lavorativa. Oggi tutti ripetono che da noi non c’è lavoro ma sappiamo anche che non si trova nessuno disposto a lavorare nel settore agricolo, forestale, collaboratori domestici, assistenza domiciliare ma anche nella stessa edilizia e in tanti settori dell’artigianato di servizio fin nella piccola media industria. Se si innesca un nuovo processo produttivo con il rilancio di questi settori, ci sarà impulso anche negli altri e potremmo sperare di convincere i nostri giovani a rimanere e ad investire nel nostro territorio. Se non si inverte la rotta il nostro futuro rimane sospeso, questo lo sappiamo. I migranti potrebbero trovare interesse e anche noi risolvere qualche problema. Ovviamente va coniugata domanda e offerta e abbinata a una giusta formazione. Così anche il nostro patrimonio edilizio si vedrebbe rigenerato. Sono architetto, non sono un sociologo o un economista ma per quanto possa io intuire sarebbe una bella immagine rivedere i nostri paesi tornare a vivere. Le nostre culle sono vuote e i nostri paesi sempre più deserti. Non possiamo pensare di rigenerare ambiti urbani con i soli interventi di architettura e servizi collegati, la presenza dei fruitori è fondamentale. L’architettura e l’urbanistica sicuramente possono contribuire a restituire dignità a ciascun ambito urbano ma non è solo questione di nuovi edifici, nuovi servizi e nuovi spazi per la vita di quartiere. Ogni sforzo è vano se viene esclusa la presenza dei cittadini visti non solo come reali fruitori di aree e servizi ma come indispensabili animatori della scena. Oggi abbiamo bisogno di questo tipo di rigenerazione urbana, specie nel nostro sud, la politica ne deve prendere atto e sostenere i processi.

E’ certamente un’occasione da non perdere!

Arch. Michele Graziadei

LAURIA