SI ANDAVA COMUNQUE A SCUOLA E NON C’ERANO PROBLEMI DI MOBILITÀ
Una volta si andava a scuola anche se nevicava, anche se la neve si raccoglieva e creava qualche ovvio problema di mobilità. A scuola si andava a piedi, al massimo con l’autobus che, attrezzato di catene, riusciva a garantire le corse programmate anche se con un piccolo giustificato ritardo. Gli alunni delle Elementari andavano sicuramente a piedi anche se la scuola non sempre era sotto casa. Quelli delle medie e delle superiori ci andavano in tutti i modi possibili. Anche dai paesi gli studenti riuscivano ad arrivare, qualcuno con il treno, qualche altro con l’autobus. Con la neve a terra spesso a scuola si entrava alla seconda ora, ovviamente giustificati. Gli uffici e le attività commerciali non subivano quasi mai riduzioni di orario. Solo sotto i fiocchi abbondanti la città rallentava il suo ritmo, si entrava così “in vigile attesa” che passasse la perturbazione per iniziare a rimettere a posto ogni situazione che neve e ghiaccio avevano scombinato. Come finiva di nevicare gli spartineve cedevano il posto ai mezzi per rimuovere la neve accumulata lungo le strade e un’ infinità di squadre di operai comunali, ingaggiati per lo specifico, cominciavano a ripulire a mano, con pico e pala, tutti i percorsi pedonali e gli accessi alle attività pubbliche e private per assicurare l’utilizzazione della città come meglio possibile. Si coglieva ovunque l’entusiasmo, la voglia e l’interesse di “rimettere in moto la città”, sia da parte del Comune che da parte degli stessi privati. Tutti i cittadini, ognuno per la propria parte, contribuivano “a dare una mano” per tornare quanto prima al normale; solo i ragazzi speravano che durasse un po’ più l’eccezionalità della situazione per godere la novità della città tutta imbiancata. La neve cedeva il posto al ghiaccio che andava rimosso subito, specie lungo i percorsi pedonali, per evitare pericolose scivolate. E tornavano ancora gli operai, quelli con pala e pico, che così avevano qualche altro giorno da lavorare.
Oggi, invece… basta un bollettino meteo che prevede qualche fiocco di neve e subito scatta l’allerta. Per evitare che la città si possa bloccare, o forse solo per paura che possa succedere , la prima cosa da fare è chiudere le scuole. Eh si, perché se la città va in tilt con il traffico alla caduta di poche gocce di pioggia, figuriamoci cosa può accadere se cade la neve. Eppure siamo una città di montagna, il capoluogo di regione con maggior altitudine, viviamo in una città dove c’è sempre stata neve e ghiaccio e ancora non sappiamo, o forse non sappiamo più, come gestire quattro fiocchi. Sembrerebbe che il problema sia strettamente collegato alle scuole ed infatti sono le prime che la città chiude, ma il problema reale è il traffico derivante dall’attività scolastica oltre, ovviamente, alla non programmata utilizzazione funzionale della città.
Non ho in mente soluzioni immediate ma non possiamo immaginare che ad ogni spolverata di neve chiudiamo le scuole per evitare responsabilità per situazioni che potrebbero succedere. Gli amministratori hanno giusta preoccupazione su quanto potrebbe essere a loro addebitato, ma non possiamo risolvere così il disagio causato da 7 cm. di neve.
Sicuramente va studiato un piano di mobilità urbana ed extraurbana che tenga conto dell’utilizzazione della città in base alle funzioni, agli orari, agli eventi e che non trascuri le più comuni situazioni quali, appunto, pioggia e neve.
Arch. Michele Graziadei